Maremma Libertaria 13

Libertà Uguaglianza Fratellanza Cinghialanza. A troncamacchioni sulle macerie dell’esistente
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“Ti voglio dire questo: la cosa dannosa del fascismo è che induce gli imbecilli a credersi molto furbi. Quanto più uno è idiota tanto più il fascismo lo fa sentire orgoglioso di sè. Ti tranquillizza non dover pensare e finisci schiavo di un fantoccio.”
(Osvaldo Soriano, Futbol, 1998)
”Se continua così tra vent’anni tutta l’Italia somiglierà a Milano”
(Luciano Bianciardi, Lettera ad un amico, 1962)
“Arroventiamo la penna nel fuoco vulcanico dello spirito nostro negatore; intingiamola nel nostro cuore gagliardo, gonfio di sangue ribelle e, nell’atea luce dell’anima nostra, scriviamo, scriviamo… Scriviamo così, rapidamente, senza vane ricerche letterarie, senza ripugnanti ideologie teoriche, senza bigotte e sentimentali sdolcinature da isterici e politicanti, avvolti solo nel manto della nostra furibonda passione! Scriviamo soltanto parole di sangue, di fuoco e di luce! Scricchiola, striscia o mia ruvida penna di fuoco e di energia sul bianco candore di questo foglio, come striscia una lingua di vipera sulla tenera gola di un bambino innocente per dargli, col veleno, la morte.”
(Renzo Novatore)
”Del resto, che c’era di giusto? C’era mai stata giustizia, anche solo per un momento, per i pesci piccoli? Tutte quelle stronzate che gli davano a bere sulla democrazia e le pari opportunità non servivano altro che a tenerli buoni, perchè non bruciassero tutta la baracca. Certo, una volta ogni tanto c’era qualcuno che riusciva a tirarsi fuori dalle macerie e a emergere. Ma per ognuno di questi ce n’erano centinaia di migliaia in mezzo a una strada o in prigione o in un manicomio, o suicidi o drogati o sbronzi. E molti e molti di più che facevano lavori spregevoli e mal pagati e buttavano via tutti gli anni della loro vita in cambio della pura e semplice sopravvivenza. La schiavitù non era stata eliminata affatto, era solo stata allargata fino a comprendere i 9 decimi della popolazione. Dappertutto. Santa merda.”
(Niente canzoni d’amore, Charles Bukowski)
“in generale il popolo di Maremma è composto di fuorusciti e banditi da altri paesi, di gente che ci cala dalla montagna per guadagnarsi il pane e di maremmani che devono spesso difendersi da quella gente (…)però quelli abitanti sono nella maggior parte senza religione, prepotenti, violenti, bestemmiatori, rissosi, dediti alla crapula ed al libertinaggio anche sudicio, indisciplinati resistenti alla giustizia, armigeri e non possono essere contenuti che col rigore, essendo i loro preti i primi che danno cattivissimi esempi in tutti i generi”
Da Pietro Leopoldo, “Relazioni sul governo della Toscana”, riportato in “Potassa. Storie di sovversivi, migranti, erranti, sottratti alla polvere degli archivi”, di Alberto Prunetti
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19 ottobre, un passo avanti ?
Va bene (bene ?!) l’Italia è il paese della commedia dell’arte, il paese dove tutto cambia affinchè nulla cambi, dove le giravolte di Berlusconi, Alfano  Monti e c. sono la normalità di un potere che non teme più nulla, neppure se stesso, ma vedere il ministro dell’interno Alfano impettito come un galletto dietro una scrivania tricolorata, che ringrazia anche i manifestanti del 19 ottobre a Roma è davvero troppo! Troppo ! E vedere i medesimi con 50 tende fare una occupazione a scadenza come una mozzarella, definita subito dai giornalisti intenti a dividerli in buoni e cattivi, “acampada”, non so se è più triste, desolante o ridicolo. Se si pietiscono i diritti fondamentali, si è già perso. Se si “isolano i violenti” (dei ragazzi un pochino più incazzati, non i veri violenti eh, non i violenti che ci rubano la vita tutti i giorni e ci dicono pure come protestare educatamente ! ) all’interno del movimento, si è già perso. E si è perso senza dignità. E non mi si venga a dire che sono vecchio, legato a vecchi schemi, che il mondo è cambiato etc. Sì, sono cambiate tante cose, ma non i bisogni fondamentali : Libertà, Uguaglianza, vivere senza padroni che ti avvelenino la vita, l’esistenza, il diritto a un futuro. Un poeta che amo molto, tanti anni fa, scriveva : ” Togliete le serrature dalle porte ! Togliete anche le porte dai cardini ! (Ulisse)
Vergogna a 5 stelle
Se non si ha neppure la sensibilità minima di capire che ogni persona è un essere umano tale e quale a noi, con il medesimo diritto ad una vita dignitosa, con la necessità di migrare per sfuggire a miseria e morte, bè, se non si capisce questo e ci si ostina ottusamente a etichettare e perseguitare come “clandestino” un nostro fratello, solo per compiacere ai sentimenti vecchi, impauriti, incarogniti de ” la gente”, per sfruttarne le paure elettoralmente, se non si capisce questo e si proclama , molto italianamente, che Grillo e Casaleggio hanno sempre ragione, ecco, allora per piacere, gettiamo la maschera del movimento dei cittadini consapevoli, e sveliamo le 5 stelle, uncinate. E prepariamoci alla Resistenza, che il fascismo con le sue molteplici facce sta tracimando in tutta Europa. ( Ulisse)
“Dovrebbe ormai essere chiaro anche ai pù ingenui elettori grillini che il loro voto non è servito a un cazzo.
Nonostante tutti i loro proclami, i parlamentari 5 Stelle non riusciranno mai a combinare qualcosa di utile, non solo a causa della loro incapacità personale, ma soprattutto perché gli viene sistematicamente impedito dai loro ricchi padroni, Grillo, il ringhioso ex comico, e Casaleggio, l’inquietante sosia del Lorenzo di Guzzanti.
I parlamentari grillini hanno il guinzaglio molto corto. Le uniche iniziative che gli sono consentite sono quelle puramente simboliche, inutili, innocue. Se si azzardano a tentare di fare una delle cose per le quali sono effettivamente pagati – come presentare un emendamento per abolire una legge infame – vengono immediatamente bloccati, e puniti, specialmente se la loro iniziativa avrebbe avuto qualche probabilità di mettere realmente in difficoltà la maggioranza di governo.
Il M5S ha una disciplina e una rigidità gerarchica degne della Yakuza.
Evidentemente, nelle intenzioni dei suoi padroni, lo scopo del M5S è occupare lo spazio dell’opposizione senza fare davvero opposizione, raccogliere il voto diretto al cambiamento senza causare nessun reale cambiamento.
Il M5S è la lista-civetta più truffaldina che sia mai arrivata in parlamento, e trattandosi di quello italiano, è un record significativo.
Il fatto che i sondaggi gli accreditino ancora almeno un 20% di consensi è l’ennesima dimostrazione – dopo un ventennio di berlusconismo – di quanto gli italiani siano facili da truffare.
Il loro parere comunque non conta più un cazzo.
Occorre ripeterlo? Il governo Letta-BCE è intoccabile, persino per Berlusconi. E il M5S è lì a garantirgli la più cialtronesca, impotente, e innocua delle opposizioni possibili.
Salvare chi annega resterà reato. Il relitto della democrazia italiana resterà una bara”  (Alessandra Daniele)
E’ SEMPRE UTILE RAMMENTARE CHE : Strettamente parlando noi anarchici non possiamo avere una politica estera, perché noi siamo e vogliamo restare fuori e contro l’attuale spartizione del mondo in Stati rivali.
Per noi non vi sono stranieri.
( Errico Malatesta )
” È ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia un cretino. …. e dunque una certa malinconia, un certo rimpianto, tutte le volte ci assalgono che ci imbattiamo in cretini adulterati, sofisticati. Oh i bei cretini di una volta! Genuini, integrali. Come il pane di casa. Come l’olio e il vino dei contadini.”
(Leonardo Sciascia, Nero su nero)
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a proposito di pregiudizi contro Rom e Sinti !
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Libero transito !
il video integrale.
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Chiusure
Mentre anche a Siena si suona la grancassa della candidatura nientepopodimenoche a capitale della cultura europea 2019 ( ! ) la realtà parla di intimazione di sfratto per la Corte dei Miracoli presso l’ex O.P. e chiusure, uno dopo l’altro, di tutti gli spazi culturali e sociali vivi…..
Ecco , queste sono le notizie che non vorrei mai dare….altro che esultare ridicolmente per processi e giudici “liberatori”, un paese che non riesce a liberarsi nè di Berlusconi nè , soprattutto, del berlusconismo non è un paese , è una accozzaglia di umori, di Grilli per il capo, di banderuole, ballerine e buffoni, di bruti che, come a Follonica, non leggono mai un libro in vita loro ma pensano di essere in grado di cacciare dei bambini Rom…un paese dove gli spazi liberi chiudono, che paese è ?! Ci sono passato per l’Ortensia, che in fin dei conti era anche un bar, ma adesso leggere questo comunicato di Valentina, de La Zona Libreria di Siena, mi comunica un senso di rabbia e sconforto, e poi rabbia raddoppiata, che spero solamente di poter incanalare con altri sodali in un nuovo inizio, perchè disperdere certe passioni e intelligenze è un crimine, dei peggiori. Qui di seguito il comunicato di Valentina :
“Care e Cari,
Chiudo perché i conti non tornano. Chiudo perché ci ho provato. Chiudo perché sono rimasta, investendo e tentando di promuovere  libri e cultura. Chiudo perché leggo, qualcuno dice troppo, e forse ho vissuto  più nel mondo letterario che in quello in cui viviamo. Forse.
Chiudo perché è più facile bere uno spritz che leggere un libro. Questione di abitudini: puoi leggere anche bevendo uno spritz.
Chiudo perché dei luoghi intimi abbiamo paura. Meglio la rete dove mi fanno lo sconto, meglio il centro commerciale, meglio quei luoghi dove siamo assaliti di prodotti.
Chiudo perché la catena editoriale è una brutta bestia.
Chiudo con amarezza e dovrò nuovamente mettermi in gioco.
Ma questo va bene.
Chiudo sapendo che non è colpa degli altri, non è colpa di Nessuno: è la società, il tempo corrente che mi fa chiudere e che trasforma le città, i nostri centri, in sequenze standard di catene e mutande.
La chiudo qui perché altrimenti sarebbe troppo lunga e complessa da spiegare.
Ringrazio tutte le persone che hanno avuto la curiosità di passare, gli autori, i lettori, gli editori, gli amici che hanno fatto La Zona in via Provenzano Salvani 8. L’augurio è che non vadano disperse tante energie, collaborazioni e capacità e che possano esistere altre zone in altri spazi”.
grazie,
a tutti
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Fine estate ’73, ebrezza dei 17 anni non ancora compiuti, i popoli in rivolta dall’Indocina all’America Latina, la scuola che ricominciava per tutti il 1 ottobre, ricordi in bianco e nero, il Cile r-esisteva ancora, a Napoli infuriava il colera, e con tre coetanei la mattina del 31 agosto partimmo, con una vecchia fiat 1500 che aveva bisogno di acqua e un riposino ogni 50 km, per Roma. Lo spettacolo giunti nel pomeriggio davanti al palasport mi parve impressionante, epico : almeno ventimila fricchettoni, capelloni, arrabbiati, politicizzati come me per il concerto di Frank Zappa. Stampa Alternativa distribuiva un volantino invitando a sfondare che- la musica si ascolta il biglietto non si paga- e un gruppo ce la fece scavalcando cancellate altissime. All’interno inseguito dalla polizia la folla si aprì per loro come il Mar Rosso e subito si richiuse, travolgendo e respingendo gli sbirri al grido – fascisti, fascisti ! – . Poi attaccò Zappa, due ore e mezza di pura felicità, incancellabile, nonostante quello che accadde di lì a poco, i sogni soffocati nel sangue, la fine dell’estate e della gioia
( Erasmo)
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Minatori, nazifascisti e la valle della morte
QUESTA è la storia dei Torlai, minatori amiatini
segnati dai rovesci del destino. Avrebbero potuto vivere esistenze sature di
sudore e di gallerie scure illuminate con l’acetilene, con il tascapane unto e
il fiasco della vinella sporco di polvere. Invece si sono affacciati alla
Storia, al Novecento, un secolo che ha preso a ribollire di sangue come un mosto
mal fermentato. Sono diventati a modo loro protagonisti di questa Storia, eppure
i loro nomi appaiono solo sulle epigrafi degli sconfitti, dalla parte delle
vittime. Un Giuseppe Torlai di Castell’Azzara, nato il 19 marzo 1897, muore a
Caporetto nella Grande Guerra il 17 settembre 1917. Me lo racconta una lontana
nipote, Iva, e mi fa vedere anche un libro con memorie di caduti in battaglia. E
poi mi parla di suo nonno Ottavio, l’anarchico di Castell’Azzara che portava il
fiocco nero al collo quando non era nella miniera del Siele a cavare mercurio,
minerale quanto mai nocivo, dalle viscere della terra. Si trasferì a Siena per
non subire le prepotenze dei fascisti amiatini e andò a scavare nei pozzi
minerari vicino Badesse, nel comune di Monteriggioni. Vide la fine del fascismo
ma la miniera lo colpì a tradimento nel 1947: mentre esplorava una galleria che
minacciava di franare, rimase sotto il crollo. Andò meglio al socialista Aldo,
il Torlai più erudito, che collaborava con i giornali dei lavoratori e per una
bizzarria del destino salvò alcuni minatori rimasti intrappolati per il
cedimento di una galleria. Ricevette anche un encomio, senza perdere la vita nel
teatro della storia, dove i poveri scompaiono in silenzio, sotto il crollo delle
traversine o dentro a qualche fossa comune. Eppure avevano provato a ammazzarlo:
lo avevano pestato perché si era tolto il cappello commosso mentre gli
squadristi bruciavano i libri di un circolo di lavoratori. Ma i Torlai
passeranno alla storia degli umili per un’altra tragedia. Quando la miniera di
mercurio chiude per le flessioni del mercato, i minatori dell’Amiata emigrano
nelle miniere di Niccioleta, in Maremma. Così i nomi dei Torlai finiranno su una
pietra assieme ai nomi di altri minatori caduti nel “vallino della morte”.
Giuseppe, Gustavo e Santi: tre generazioni di montanari. Quando il metallo trova
il loro petto e le loro nuche, hanno 51, 41 e 35 anni. Fossero stati più vecchi,
si sarebbero salvati, perché i vecchi non sono pericolosi, pare, a meno che non
abbiano idee loro stesse pericolose. Fossero stati più giovani, avrebbero forse
riportato la pelle a casa, perché quelli che avevano meno di 20 anni erano forti
e resistevano al lavoro coatto nelle fabbriche e nei campi di lavoro in
Germania.
Ma quelli dai 20 ai 53 anni, soprattutto se il loro nome era stato
ritrovato nella “lista”, non avevano speranze. E infatti ne ammazzarono 83. Ma
di quale lista stiamo parlando? E perché i nazisti ammazzarono quei minatori in
un lontano giugno del 1944? Il fronte stava per passare. Il tonfo delle bombe
sganciate dagli aerei americani era sempre più incalzante, la contraerea tedesca
sembrava un motore inceppato. I nazisti apparivano di tanto in tanto, pronti
alla fuga eppure pericolosi, come cani mordaci. Stavano perdendo ma volevano
portarsi dietro quei poveracci, perché non gioissero della loro disfatta. Perché
quando uno sparuto gruppo di partigiani il 9 giugno 1944 aveva occupato
Niccioleta e disarmato i carabinieri, i minatori li avevano accolti a braccia
aperte, per poi togliere il sughero agli ultimi fiaschi di vino acetato rimasti
in paese. Ma i fascisti locali non erano stati aggrediti: erano solo andati a
fuoco in piazza divise e gagliardetti. Piccoli episodi che avvenivano ovunque,
col fronte distante poche decine di chilometri, quando ormai chi poteva si
convertiva per guadagnare rapidi certificati d’antifascismo: lo sapeva bene
anche il direttore delle miniere, che cominciò a regalare dinamite ai partigiani
di Gerfalco. Niente, rispetto al numero dei morti, alle bastonature e ai litri
di olio di ricino che le squadre nere avevano imposto in quelle stesse terre,
metallifere e quindi refrattarie al potere in maniera tellurica. Eppure l’odio
ha radici più profonde dei pozzi di pirite. Qualcuno dei neri abbandona il paese
di soppiatto per vendicarsi. Il messaggio di morte raggiunge un comando di
polizia misto, formato da fascisti repubblichini italiani e nazisti. Arrivano da
Sansepolcro per consolidare le linee nell’imminenza dello scontro con gli
alleati e fanno tappa nell’Alta Val di Cecina per fronteggiare le azioni dei
partigiani. All’alba del 13 giugno accerchiano il villaggio minerario di
Niccioleta. Nella caserma a fare la guardia armata al paese ci sono proprio i
fratelli Torlai. I nazifascisti disarmano, picchiano, minacciano, perquisiscono.
Poi trovano una lista con l’elenco dei minatori che si sono organizzati, armi
alla mani, per difendere le miniere e il paese, in vista di un sabotaggio dei
nazisti in fuga. In realtà non è con due fucili da cinghiale che ci si può
opporre ai nazisti. Il loro è un modo per dire ci siamo, stiamo difendendo le
nostre case, abbiamo issato la bandiera rossa, poi la bianca, perché non vogliam
più bombe, perché siam liberi. Torlai è in quella lista il cognome che si ripete
più volte. Ma il colpo di coda del drago ferito è pericoloso.
Radunano gli
uomini. Vecchi odi riesplodono e alimentano nuove paure. Nel forno del paese si
sentono ceffoni, urla e poi dei colpi d’arma da fuoco. Hanno ammazzato i primi
minatori, quelli che in tasca avevano un fazzoletto rosso. Gli altri li mettono
in coda. Se li portano via. Forse in Germania, forse a scavare trincee verso
Larderello, chissà. I bambini danno l’ultimo abbraccio ai padri, le donne
preparano un tascapane, quasi scendessero in miniera. I nazifascisti hanno detto
cibo per tre giorni. Torneranno presto? Li radunano in un teatro a Castelnuovo
Val di Cecina. Interrogano, dividono come si fa con le bestie. C’è il gruppo dei
vecchi e quello dei giovani. Nel mezzo, quello più folto degli adulti. Un
ragazzo di 21 anni chiede di andare col padre nel gruppo degli adulti. Con un
sorriso i nazifascisti acconsentono. Non è compassione umana, è il male: quello
è il gruppo dei condannati. Un fascista locale riceve un ordine: può salvarne
sei. Ma lui sa contare solo fino a due: prende uno che non era “politico” e un
altro, forse un amico. Verso le sette di sera del 14 giugno, quando il sole
ancora non vuol calare e la natura splende di bellezza, 77 minatori sono spinti
fuori dal paese, verso un vallino in discesa, sormontato da tubi rumorosi pieni
di vapore. Le mitragliatrici sono già pronte. La raffica, poi, diligente, il
colpo di grazia. Pochi giorni dopo l’eccidio, quando il villaggio è già sotto la
protezione dalle truppe americane, un cavallo azzoppato entra a Niccioleta. I
bambini, orfani dei padri, gli danno da bere. «Lui» dicono, «è il nostro
cavallo». Ma i grandi ribattono che non ce la può fare: va abbattuto. Un bambino
si impunta, la mamma lo porta via. Un soldato americano avvicina la pistola alla
testa della povera bestia. Risuona un colpo. Il bambino piange abbracciando le
gambe della madre. Lei, inebetita, sussurra: «Così hanno ammazzato il tuo
babbo».  ( Alberto Prunetti )

(foto di Corrado Banchi)
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Un articolo di Nicola Perugini da leggere assolutamente
http://www.lavoroculturale.org/mare-nostrum/
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“Prima ancora di uscire dall’infanzia, mi sembra di aver avuto, molto netto, il doppio sentimento che doveva dominarmi durante tutta la prima parte della mia vita: quello di vivere in un mondo senza evasione possibile, dove non restava che battersi per un’evasione impossibile”
( Victor Serge )
IL trucco sta nel far adottare ai dominati la visione dei dominanti: lo sguardo del padrone diventa lo sguardo dell’operaio, quello del prete diventa quello del fedele, quello del presidente, governatore o burocrate di turno diventa quello del “cittadino”. Un grosso lavoro di recupero di un conflitto latente e che stava per esplodere tra disgraziati e potere declinato nelle sue varie articolazioni lo hanno fatto i cosiddetti “anticasta” che sono riusciti a convincere la gran parte degli scontenti che il problema sta nei loro rappresentanti e non nella rappresentanza.
In Friuli ad esempio il M5S decide di restituire una parte dei rimborsi agli imprenditori come segno di aiuto al lavoro. Si badi bene non agli operai o ai disoccupati o nelle tasche delle famiglie ma alle imprese. Ancora una volta il potere di cambiamento viene riconosciuto solo a chi governa le cose, in questo caso gli attori dell’economia locale, e non a chi subisce le conseguenze di questa economia. Molti plaudono, non si rendono conto che stanno applaudendo chi li sta tenendo ben salde le catene ai piedi.  ( Stefano Raspa)
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Antonio- Dedo- sei sempre con noi…..
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Maremma a mano armata. Un ritratto di Umberto Lenzi

Di 12 settembre 2013
Umberto Lenzi: maremmano, re dei b-movie, a fianco di Luciano Bianciardi e Carlo Cassola durante le proteste scatenate dalla strage della miniera di Ribolla.

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la straordinaria vita di Errico Malatesta
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in ricordo di Demetrio Stratos ..
http://www.youtube.com/watch?v=doNne5ggjb4
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L’ 11 Settembre 1973 | informazione alternativa indipendente
controinformazionevideo.altervista.org  ( video intervista )
“La gente camminava in silenzio. D’improvviso qualcuno gridò rocamente il nome del Poeta e una sola voce a piena gola rispose Presente! Ora e sempre!”
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Riceviamo da maremmani a Barcelona e ben volentieri promuoviamo…
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Lou Reed , pura energia…
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Da Parigi alle Perete, presentazione di “Amianto” e di “storia d’amore e d’anarchia, Antonio Gamberi poeta” nei boschi di Tatti , con Alberto Prunetti, Alessandro Angeli, Gianpaolo Penni e molti altri libertari…..
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Io non credo nei partiti. Ma non perché siano stati occupati da persone disoneste. Io non credo nei partiti perché non credo nella delega. [...] Non sono un comunista. Io sono anarchico. Non mi interessa che il popolo vigili sull’amministrazione pubblica. Io non credo che il popolo debba essere amministrato da qualcuno. Io voglio il superamento di questa democrazia, non che venga amministrata decentemente. Questo era il dibattito negli anni ’60 rispetto ai manicomi. Qualcuno voleva umanizzarli, qualcun altro cancellarli. Si umanizza un’istituzione disumana solo cancellandola. ”
( Ascanio Celestini )
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le foto di questo numero (Portogallo rivoluzionario e altre)  sono di Stefano Pacini
Link utili
www.stefanopacini.org
www.radiomaremmarossa.it
www.carmillaonline.com
www.ltmd.it
www.infoaut.org
http://collettivoanarchico.noblogs.org
www.senzasoste.it
www.finimondo.org
femminismo-a-sud.noblogs.org/
Maremma Libertaria Esce quando può e se e come gli pare. Non costa niente, non consuma carta e non inquina, se non le vostre menti. Vive nei nostri pensieri, perchè le idee e le rivoluzioni non si fanno arrestare, si diffonde nell’aere se lo inoltrate a raggera. Cerca di cestinare le cartoline stucchevoli di una terra di butteri e spiagge da bandiere blu, che la Terra è nostra e la dobbiamo difendere! Cerca di rompere la cappa d’ipocrisia e dare voce a chi non l’ha, rinfrescando anche la memoria storica, che senza non si va da nessuna parte. Più o meno questo è il Numero 13 del 29 ottobre 2013. Maremma Libertaria può essere accresciuta in corso d’opera ed inoltro da tutti noi, a piacimento, fermo restando l’antagonismo , l’antifascismo e la non censura dei suoi contenuti.
In Redazione, tra i cinghiali nei boschi dell’alta maremma, Erasmo da Mucini, Ulisse dalle Rocche, il Fantasma della miniera, il subcomandante capraio, Alberto da Scarlino, Alessandro da Grosseto, Antonello dalla Tuscia, Luciana da Pomonte, Complici vari , Ribelli di passaggio, maremmani emigrati a Barcelona.
No copyright, No dinero, ma nel caso idee, scritti, foto, solidarietà e un bicchiere di rosso.
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My way Sid Vicious !
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Nostra patria il mondo intero, nostra legge la Libertà, ed un pensiero Ribelle in cuor ci sta (Pietro Gori)
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Potranno tagliare tutti i fiori, ma non riusciranno a fermare la Primavera (Pablo Neruda)
(Victor Jara canta Neruda)
Sempre, comunque e dovunque : Libertà per tutti i compagni arrestati !– Fori i compagni dalle galere !-Libertad para todos los presos ! – liberdade para companheiros presos! -comrades preso askatasuna!- liberté pour les camarades emprisonnés!-freedom for imprisoned comrades !- Freiheit für inhaftierte Genossen!- ελευθερία για φυλακισμένους συντρόφους ! – الحرية لرفاق