Maremma Libertaria n 24

 

 

 

Libertà Uguaglianza Fratellanza Cinghialanza. A troncamacchioni sulle macerie dell’esistente

Se continua così tra vent’anni tutta l’Italia somiglierà a Milano” (Luciano Bianciardi, Lettera ad un amico, 1962)

“in generale il popolo di Maremma è composto di fuorusciti e banditi da altri paesi, di gente che ci cala dalla montagna per guadagnarsi il pane e di maremmani che devono spesso difendersi da quella gente (…)però quelli abitanti sono nella maggior parte senza religione, prepotenti, violenti, bestemmiatori, rissosi, dediti alla crapula ed al libertinaggio anche sudicio, indisciplinati resistenti alla giustizia, armigeri e non possono essere contenuti che col rigore, essendo i loro preti i primi che danno cattivissimi esempi in tutti i generi”  Da Pietro Leopoldo, “Relazioni sul governo della Toscana”, riportato in “Potassa. Storie di sovversivi, migranti, erranti, sottratti alla polvere degli archivi”, di Alberto Prunetti

“Potrei chiedere agli anarchici. Se c’è una cosa che va riconosciuta agli anarchici è la memoria lunga.Tengono una memoria perfino tignosa di ogni cosa. E’ logico, senza l’ assiduo esercizio di una buona memoria l’anarchia non sarebbe altro che un naufragio eterno. L’anarchia non costruisce nazioni, l’anarchia costruisce mondi.” (Maurizio Maggiani il Romanzo di una Nazione)

 

Nulla è accaduto, niente di nuovo sul fronte occidentale

Questo numero di Maremma Libertaria è particolarmente straniante. I lettori più attenti che riescono a seguirci nel nostro molto irregolare riemergere dal fiume carsico della normalizzazione, asfaltamento di quello che una volta era la possibilità di avere una vita diversa, si renderanno conto di avere dei deja vu scorrendo gli articoli. Non datevi pena, alcuni di questi sono la copia esatta di quelli usciti nel dicembre 2016. Non è una svista e neppure pigrizia da copia e incolla: è voler ribadire che dietro l’apparente tumulto inondazione quotidiana di notizie, avvenimenti, c’è il nulla cosmico, il silenzio dei movimenti reali, l’incedere di fascismi vecchi e nuovi, la nauseante ripetizione di teatrini politici pre elettorali farseschi, prima ancora che inutili. Tutta cambia e muta, ma non la sostanza e la determinazione ferrea di un potere criminale che sta avvelenando letteralmente la Terra, la nostra vita, la speranza di un futuro possibile per larga parte dell’umanità. Ci siamo anche noi su quei barconi, in quei campi di concentramento, in quelle aste di schiavismo aperto, alla luce del sole. Dove tramonta il rispetto umano, la solidarietà, la possibilità di avere una vita degna e in pace, si scava la fossa che ci ricoprirà nonostante la volenterosa foga di carnefici nel caso peggiore o di struzzi in quello migliore, comunque acquiescenti pedine in una scacchiera disposta dai “grandi G qualcosa ” maschere variabili di una finanza di rapina, di un capitalismo feroce, di logiche imperiali e coloniali che si alimentano di guerre, devastazioni, umiliazioni. Ma ricordando Durruti, non temiamo le rovine, siamo abituati a ricostruire, perchè portiamo un mondo nuovo nei nostri cuori, un mondo che cresce anche in questo preciso istante. Per rimanere umani, per rimanere liberi. (Erasmo )

 

12 dicembre

La strage che cambiò le nostre vite, rubandoci il futuro

Continua a leggere http://www.carmillaonline.com/2015/12/15/un-granello-di-sabbia4/

e questo http://ilmanifesto.info/storia/pietro-valpreda-e-la-cronaca-vera/

 


1969-2016 lo Stato è sempre quello, cambiano i suonatori ma non la musica. Il tempo è galantuomo, anzi è gentile, Gentiloni persino. Che all’epoca scappò di casa ( e che casa e che famiglia cattolica) per unirsi al Movimento studentesco della Statale di Milano. Partecipava ai cortei contro la strage di stato,l’assassinio di Pinelli e la carcerazione di Valpreda, fuggiva davanti alle cariche della polizia e il grandinar di lacrimogeni che nel primo anniversario della strage uccisero uno studente lavoratore, Saverio Saltarelli. Dai katanga stalinisti a primo ministro il passaggio è stato lungo e soft, ma la sostanza non cambia: buon sangue non mente, roba che mangia torna a casa. Se stamani apro i giornali mi sembra che ben poco sia cambiato nei meccanismi del potere statale. La minaccia più seria pare sia portata da un giocoliere francese anarchico.Nel 1969 la belva umana era invece un depravato ballerino anarchico. Giustizia non fu fatta, e se chiedi ai ragazzi di oggi ti diranno che Piazza Fontana è una strage delle BR se va bene, se gli dice qualcosa. Pinelli, sì, ci sono ancora delle persone che si ostinano a ricordarlo, specie a Milano e Carrara. Calabresi suona a molti, il padre ha in corso una causa di beatificazione, il figlio è diventato direttore di “Repubblica”. Per il resto in questo Paese è arrivata la modernità, la postmodernità, l’epoca digitale, tanti bei gadget elettronici e possiamo anche fare dei bei flash mob,ma, come diceva mio padre, “la democrazia è bella, puoi anche protestare, ma loro continuano a fare come gli pare e te a patire”. Io quel 12 dicembre avevo 13 anni, non dimenticherò mai l’atmosfera improvvisamente cupa di quei giorni, la stagione del cambiamento, il dilagare dei giovani in mezzo mondo, ebbero una battuta d’arresto decisiva in Italia, fu l’inizio del furto del mio-nostro futuro, la speranza che questo potesse essere un Paese normale, libero dalle mafie, dai fascismi, dal bigottismo, tramontò anche se lì per lì non ce ne rendemmo bene conto. E’ per questo che sono contro ogni memoria condivisa, contro ogni melassa della riconciliazione, dell’oblio e del perdono. (Erasmo)

Quella sera a Milano era caldo…..

Bruno Vespa ( sì, era già al tg 1 ) quella sera annunciò che Valpreda era uno dei colpevoli. E tutta la stampa, tutta, sposò entusiasta le veline della questura, le veline del ” vecchio” questore Guida, già direttore fascista del carcere di Ventotene, e del “moderno” commissario Calabresi, che si spacciava “amico” di Pinelli, che lo convocò in questura vivo, e, dopo tre giorni di fermo illegale, lo fece uscire morto. Alla vedova di Pinelli, avvisata della morte dai giornalisti,che gli telefonò per sapere come mai non si fosse dato neppure pena di avvisarla,Calabresi rispose “sa, signora, avevo molto da fare”. A leggere oggi i libri di Camilla Cederna, ti arrabbi ancora più di allora. Perchè capisci che il meccanismo, la stampa, il potere e i suoi servi, sono rimasti uguali. Perchè Pinelli non ha avuto nessuna giustizia. Perchè la Cederna non ha avuto nessuna via intitolata a Milano,nè la borghesia, nè altri ne parlano, perchè lei, borghese, non ebbe paura di cercare la verità. A margine invece, noto l’avanzare della causa di beatificazione del commissario Calabresi, e la carriera di suo figlio,  direttore di “Repubblica”. Auguri.

 

Recentemente due amici maremmani, Claudio Giannini e Umberto Lenzi ci hanno lasciato, e il dolore non si spiega, si patisce.

” Bisogna ascoltare le voci che sembrano inutili, bisogna che nei cervelli occupati dalle lunghe tubature delle fogne, dai muri delle scuole, dall’asfalto e dalle pratiche assistenziali, entri il ronzio degli insetti. Bisogna riempire gli orecchi, gli occhi di tutti noi di cose che all’inizio siano un grande sogno. Qualcuno deve gridare che costruiremo le piramidi, non importa se poi non le costruiremo. Bisogna alimentare il desiderio. Dobbiamo tirare l’anima da tutte le parti, come se fosse un lenzuolo dilatabile all’infinito. Se volete che il mondo vada avanti, dobbiamo tenerci per mano, ci dobbiamo mescolare i così detti sani e ai così detti malati. Ehi voi sani, che cosa significa la vostra salute, tutti gli occhi dell’umanità stanno guardando il burrone dove tutti stiamo precipitando. La libertà non ci serve, se voi non avete il coraggio di guardarci in faccia, di mangiare con noi. Sono proprio i così detti sani, che hanno portato il mondo sull’orlo della catastrofe.”
( Nostalghia, di Andrei Tarkovskij)

 

Umberto Lenzi, il maestro, il maremmano irriducibile, il compagno anarchico di Massa Marittima, Roma e Barcellona, ci ha lasciato…qui uno degli ultimi articoli che ne raccontavano la vita di frontiera…

Maremma a mano armata. Un ritratto di Umberto Lenzi

Di 

Umberto Lenzi: maremmano, re dei b-movie, a fianco di Luciano Bianciardi e Carlo Cassola durante le proteste scatenate dalla strage della miniera di Ribolla.

http://www.lavoroculturale.org/ritratto-di-umberto-lenzi/

(febbraio 2017, Umberto dona il suo immenso archivio della guerra civile di Spagna alla biblioteca comunale di Follonica, era contento di avercela fatta, dopo anni di trattative infruttuose con Massa Marittima. Non aveva mai fatto mancare il suo incoraggiamento e collaborazione a Maremma Libertaria ed al mio progetto fotografico “Noi sogniamo il mondo”.  Non ti dimenticheremo Umberto. )

 

Non abbiamo né passato né un futuro. La storia ci uccide. ( Roma, università, 1977 )

 

Memoria storica: il campo di concentramento di Roccatederighi

“Il 26 novembre 1943, con una scrittura privata e per un affitto di 5.000 lire mensili il vescovo di Grosseto Paolo Galeazzi, “in prova di speciale omaggio verso il nuovo governo“, concedeva il Seminario vescovile di Roccatederighi al maresciallo di P.S. fascista Gaetano Rizziello che sarà il direttore del “Campo di concentramento per gli ebrei” che vi si stabilirà.
A questo infame progetto vengono anche assegnate 5 suore con un compenso di 300 lire mensili: 2 suore per la cucina, 2 per la mensa e servizi vari, 1 per l’infermeria e la disciplina nelle camerate delle donne. In questo campo, nel febbraio del ’44, nascerà anche la piccola Gigliola Finzi, la più giovane fra le 28 vittime della deportazione di questi internati che non sopravviverà alla Shoah a soli 95 giorni di età, nel maggio seguente, freddamente assassinata perchè il suo motivato ed insistente pianto disturba le operazioni di smistamento al loro arrivo nel piazzale di Auschwitz …Quando si parla di verginità della Chiesa e oggi sbandierata sua distanza dai regimi fascisti -in Europa come in America Latina- bisogna mettere sul piatto della bilancia anche queste apparentemente ”piccole” storie che ci consegnano un’immagine ben diversa da quella narrata oggi.  E che la sacra istituzione fosse cosciente di ciò che faceva, lo dimostra inconfutabilmente la richiesta che nel dopoguerra lo stesso vescovo inoltrò al nuovo Stato italiano richiedendo le mensilità di affitto non pagate dai fascisti …
Non tutti i preti furono complici e vorrei affrontare questo discorso a parte, ma la Chiesa in quanto tale da noi è sempre stata dalla parte del più forte, ricevendone una legislazione di privilegio assoluto, proprietà, concessioni che, addirittura, il fascismo implementò anche più dello Stato savoiardo.” ( Aldo Montalti )

l fascismo è un dispositivo che fabbrica a ciclo continuo falsi problemi — e false soluzioni a quei problemi, quindi false al quadrato. Il fascismo è una «macchina mitologica» che produce bufale diversive, descrive nemici fittizi, addita capri espiatori. Il fascismo intercetta pulsioni ed energie — malcontento, voglia di gridare, di ribellarsi, di organizzarsi, di fare cose insieme — e le incanala in conflitti surrogati, sperperandole, dissipandole. Cos’altro sono le mobilitazioni contro la «teoria del gender», il «Piano Kalergi», «le ONG», lo ius soli che avvierà la «sostituzione etnica», i «35 euro al giorno agli immigrati», le barricate contro l’arrivo in paese di profughi, spesso minorenni? Cos’altro sono i demenziali complottismi su Soros (l’ebreo!) che paga tutto e tutti, cos’è tutto questo, se non anticapitalismo deviato e aberrato?

Il fascismo propaganda una falsa rivoluzione: blatera di «mondialismo», di «poteri forti», di «plutocrazie», di oscuri complotti «là in alto», ma — guardacaso — colpisce sempre in basso. Se la prende coi deboli, coi marginali, coi più sfruttati e ricattabili, con le minoranze, i “disturbanti”, gli incollocabili, perché la sua “rivoluzione” è un mascheramento della guerra tra poveri: guerra dei poveri contro i più poveri, dei penultimi contro gli ultimi, del ceto medio pavido d’impoverirsi contro il ceto medio già impoverito, e del ceto medio impoverito contro la working class — che è sempre più multietnica e meticcia, quindi a maggior ragione! ( Wu Ming)

 

 

La Corte dei miracoli: la città nella città che non piace al potere

È la città del Palio, la città del Monte dei Paschi, la città che si piazza nelle prime posizioni per la qualità della vita nelle classifiche specializzate. Una città ricca, che ha inventato le banche, le cambiali, e se ne fa vanto in piazza Salinbeni con la statua a Sallustio Bandini e la sede centrale del MPS. Ma è anche la città universitaria, quella del buongoverno, la perla del medioevo, meta di carovane di turisti, piccola città, chiusa tra le sue mura, divisa in contrade e rituali.

Poi c’è una città nella città, con le sue mura, cancellate, padiglioni, alcuni restaurati e occupati dall’Università, altri invecchiati, altri cadenti. È la città dolente, il vecchio manicomio, uno dei più grandi d’Italia. E all’interno di questa piccola città nella piccola città, c’è un edificio, la palazzina Livi, sede del centro culture contemporanee Corte dei miracoli, semplicemente la Corte per i suoi tanti amici.

È una storia che parte negli anni ’90, dai movimenti giovanili che cercano spazi da autogestire con alterne fortune, avanzate e ritirate, finché nel 1998 decidono di occupare la vecchia palazzina abbandonata….

leggi tutto qui http://frontierenews.it/2016/12/corte-dei-miracoli-la-citta-nella-citta-che-non-piace-al-potere/

e qui il video girato tempo fa, la Corte non deve chiudere, la cultura non si sgombera !  https://www.youtube.com/watch?v=HYqvvnwatSg

 

A proposito di teatro. «L’attuale stato sociale è iniquo e va distrutto. Se è compito del teatro preoccuparsene, lo è ancor più della mitragliatrice». (Antonin Artaud) Della serie: altri tempi, altre tempre.

 

Avevamo ripreso a sognare, a immaginare di rovesciare il mondo come un calzino bucato. Da Berkeley a Praga, da Parigi a Berlino, Roma e giù, giù fino alle province più profonde, persino in Maremma era arrivato il vento del cambiamento, con il rock e i capelli lunghi, con le scuole in sciopero, con la guerra in Vietnam e le barricate del maggio francese. Ma i vecchi del pci ci guardavano sospettosi, che loro avevano un mito ben più grande e solido del nostro, il faro di Mosca, la rivoluzione sovietica. Era un confronto tra sordi, per noi loro erano dei burocrati che avevano fatto il loro tempo, e per loro noi eravamo dei privilegiati che giocavano a fare i ribelli, buoni forse come votanti per spostare il Paese a sinistra. Era un conflitto duro, che attraversava trasversalmente le famiglie, con fratelli e sorelle schierati su fronti contrapposti, e quello che sembrava un passaggio verso la modernità diventò una frattura insanabile. ” ( una educazione maremmana, diari inediti) in ricordo della rivoluzione, la loro, la nostra, e di Vladimir Majakovskij


(disegno di Guglielmo Manenti, andate a vedere i suoi bellissimi lavori, su faceb., Sicilia Libertaria e non solo…)

 

Una nuova Comune ( al centro dell’inferno che viene)  di Sandro Moiso

AA.VV. (a cura di Dilar Dirik, David Levi Strauss, Michael Taussig, Peter Lamborn Wilson), Rojava una democrazia senza stato, Elèuthera 2017, pp. 222, € 16,00

Afferma David Graeber a proposito del Rojava e della situazione attuale:

Nel corso degli ultimi trenta o quarant’anni, i capitalisti hanno compiuto uno sforzo enorme per diffondere la convinzione che gli attuali assetti economici – non il capitalismo, ma la specifica forma di capitalismo finanziario e semifeudale che conosciamo oggi – costituiscano l’unico sistema economico possibile […] Come risultato, il sistema ci sta crollando addosso proprio nel momento in cui sembra essersi persa la capacità di immaginare qualcosa di diverso.
Ebbene, sono convinto che nel giro di cinquant’anni il capitalismo non esiterà più in nessuna delle forme a noi familiari e, forse, in qualsiasi altra forma conosciuta.Qualcos’altro avrà preso il suo posto […] Per questo ritengo che, in quanto intellettuali, o semplicemente uomini pensanti, sia nostro dovere tentare quanto meno di immaginare quale aspetto potrebbe assumere qualcosa di migliore. E se esiste qualcuno che sta realmente cercando di costruirlo, è nostro dovere fornirgli il nostro aiuto.

(qui sotto tutto l’articolo)

https://www.carmillaonline.com/2017/12/20/nuova-comune-al-centro-dellinferno-viene/

 

 

La classe operaia è andata in paradiso “Lo studente li’ fuori mi ha detto, che noi entriamo qui dentro di giorno quando e’ buio e usciamo quando di sera e’ buio. Ma che vita e’ la nostra?!? E noi via, che andiamo avanti, avanti, avanti, avanti, per queste 4 lire vigliacche fino alla morte. Io propongo questa proposta, di lasciare subito il lavoro tutt e chi non lascia il lavoro subito adesso e’ un crumiro, e’ un faccia di merda!!!”

Immenso Gianmaria Volontè, ci hai lasciato il 6 dicembre del ’94 ma dopo tutti questi anni dimenticarti è impossibile

 

https://www.youtube.com/watch?time_continue=6&v=U08cTsDtZHY

 

Grosseto: il collettivo Bianciardi ha presentato: “Una città aperta al vento e ai forestieri”
“La negritudine comincia dall’Ombrone”. ( Luciano Bianciardi)

“In questo libro che viene presentato oggi a Grosseto ci sono anche io.
Come dicevo non ho mai scritto niente a cui tenga di più.
Inizia così: “Guardate questa bambina. Questa bambina sono io.


Ho la piuma in testa e delle foglie in mano. E’ il 5 settembre del 1976 e Democrazia Proletaria festeggia sul monte Amiata le elezioni del 20 giugno, dove ha preso l’1,5 per cento. Ben 6 deputati. Ma io queste cose non le so. So, però, che c’è babbo che ha dipinto di rosso la porta del PdUP a Grosseto, e a me questo nome, Pdup, mi sembra che rimbalzi.
Il Pdup sono davvero poche persone mentre il PCI ha preso quasi il 35% dei voti. Ma per me il Pdup rappresenta l’orizzonte unico e possibile di quella che è la Politica. Si chiama così. Ha la lettera maiuscola e la porta rossa, e poi la fanno mio padre e i suoi amici, che mi piacciono, perché mi raccontano la Favola di Mao Tse Tung.
La Politica la fanno i maschi, questo lo so, mentre mamma e le sue amiche fanno il Femminismo, che, forse, mi piace pure di più della Politica, perché si canta.
Oltre la Politica e il Femminismo c’è mia nonna che è il Mondo. Per mia nonna il Femminismo non esiste, la politica non ha la maiuscola, e si chiama solo PCI, perché ha avuto un fratello senatore, e ancora mi parla di quella volta nel 1946 quando l’hanno portata a Roma, per festeggiare la Repubblica, e suo fratello non le ha fatto aprire bocca. Ma per lei è un bel ricordo.
Poi c’è la città, che è Grosseto, ma per me è un perimetro che parte dal ponte della ferrovia e arriva a via Orcagna dove c’è la Terra, nonna la chiama così: campi coltivati dove si va in bicicletta dopo scuola per accudire i conigli e le galline, le rose, e c’è la cantina, con le botti e un odore di vino buono.
Così, riassumendo, negli anni Settanta, per una bambina, le Cose che Esistono sono il Femminismo, la Politica, il Mondo e la Città. Linus, in bagno, da leggere. Mentre ancora non ci sono i cartoni animati giapponesi e soprattutto ancora non c’è l’Eroina, che, lei non lo sa, cambierà di lì a poco il Mondo, il Femminismo e la Politica. Ma soprattutto la Città”.  (Vanessa Roghi )

 

“Dichiarandoci anarchici proclamiamo inanzi tutto che rinunciamo a trattare gli altri come non vorremo essere trattati noi da loro; di non tollerare più la disuguaglianza che permetterebbe ad alcuni di esercitare la propria forza astuzia o abilità in maniera odiosa. Ma l’uguaglianza in tutto- sinonimo di equità- è la stessa anarchia ”

Petr. A. Kropotkin La morale anarchica

scarica qui gratis il libro

http://stradebianchelibri.weebly.com/millelirepersempre.html

L’anarchia spiegata a mia figlia : il nuovo libro di Pippo Guerrieri, BFS edizioni qui in free download e streaming

https://archive.org/details/LanarchiaSpiegataAMiaFiglia

Io non credo nei partiti. Ma non perché siano stati occupati da persone disoneste. Io non credo nei partiti perché non credo nella delega. [...] Non sono un comunista. Io sono anarchico. Non mi interessa che il popolo vigili sull’amministrazione pubblica. Io non credo che il popolo debba essere amministrato da qualcuno. Io voglio il superamento di questa democrazia, non che venga amministrata decentemente. Questo era il dibattito negli anni ’60 rispetto ai manicomi. Qualcuno voleva umanizzarli, qualcun altro cancellarli. Si umanizza un’istituzione disumana solo cancellandola. ”
( Ascanio Celestini )

https://www.youtube.com/watch?v=m4Ze55-ygRg

le foto di questo numero sono di Stefano Pacini, facenti parte del progetto fotografico “Noi sogniamo il mondo “, Tano D’Amico o di autori non identificati che ringraziamo anticipatamente

Link utili

www.stefanopacini.org

www.umanitanova.org

www.lavoroculturale.org

www.radiomaremmarossa.it

www.carmillaonline.com

http://www.sicilialibertaria.it/

www.infoaut.org

http://collettivoanarchico.noblogs.org

www.senzasoste.it

www.finimondo.org

femminismo-a-sud.noblogs.org/

anarresinfo.noblogs.org

http://www.anarca-bolo.ch

Maremma Libertaria Esce quando può e se e come gli pare. Non costa niente, non consuma carta e non inquina, se non le vostre menti. Vive nei nostri pensieri, perchè le idee e le rivoluzioni non si fanno arrestare, si diffonde nell’aere se lo inoltrate a raggera. Cerca di cestinare le cartoline stucchevoli di una terra di butteri e spiagge da bandiere blu, che la Terra è nostra e la dobbiamo difendere! Cerca di rompere la cappa d’ipocrisia e dare voce a chi non l’ha, rinfrescando anche la memoria storica, che senza non si va da nessuna parte. Più o meno questo è il Numero 24 del 18 dicembre 2017. Maremma Libertaria può essere accresciuta in corso d’opera ed inoltro da tutti noi, a piacimento, fermo restando l’antagonismo , l’antifascismo e la non censura dei suoi contenuti.

In Redazione, tra i cinghiali nei boschi dell’alta maremma, Erasmo da Mucini, Ulisse dalle Rocche, il fantasma della miniera, il subcomandante capraio, Alberto da Scarlino, Alessandro da Grosseto, Antonello dalla Tuscia, Luciana da Pomonte, complici vari , ribelli di passaggio, maremmani emigrati a Barcelona e Cagliari

No copyright, No dinero, ma nel caso idee, scritti, foto, solidarietà e un bicchiere di rosso.

My way Sid Vicious !

http://youtu.be/HD0eb0tDjIk

 

Nostra patria il mondo intero, nostra legge la Libertà, ed un pensiero Ribelle in cuor ci sta

(Pietro Gori)

http://youtu.be/_KVRd4iny8E

Potranno tagliare tutti i fiori, ma non riusciranno a fermare la Primavera

(Pablo Neruda)

http://youtu.be/wEy-PDPHhEI

(Victor Jara canta Neruda)

Sempre, comunque e dovunque : Libertà per tutti i compagni arrestati !– Fori i compagni dalle galere !-Libertad para todos los presos ! – liberdade para companheiros presos! -comrades preso askatasuna!- liberté pour les camarades emprisonnés!-freedom for imprisoned comrades !- Freiheit für inhaftierte Genossen!- ελευθερία για φυλακισμένους συντρόφους ! – الحرية لرفاق

I buoni propositi…..
La prima cosa che fecero nel 1871 i rivoluzionari a Parigi, dopo aver proclamato la Comune, fu quella di fucilare tutti gli orologi, mentre a Barcelona nel 1936 toccò a statue e mummie religiose.
Il tentativo era comunque quello di riprendere in mano la propria vita, il tempo,la memoria, senza padroni, orari e castigatori divini. Consci che il lavoro salariato imposto dai padroni era una gabbia mortale al pari della morale imposta dalla chiesa. Bakunin in Dio e lo Stato scriveva :” Dio appare , l’uomo si annienta, e più la divinità si fa grande, più l’umanità si fa miserabile. Ecco la storia di tutte le religioni . Ecco l’ effetto di tutte le ispirazioni e di tutte le legislazioni divine. Nella storia ,il nome di Dio è la terribile vera clava con la quale tutti gli uomini divinamente ispirati ,i “grandi geni virtuosi”, hanno abbattuto la libertà ,la dignità, la ragione e la prosperità degli uomini”.
Per cui ha ben poco peso e significato il nostro occidentale calendario papale che scandisce tempi e orari che non ci appartengono. Duemila18 o millequattrocento e qualcosa, anno della scimmmia o del cinghiale, l’unico tempo che riconosciamo è quello liberato dalla schiavitù dell’uomo sull’uomo, quello del naturale fluire delle stagioni non più piegate da uno “sviluppo” forsennato e distruttivo. Quindi, ora e sempre, dalla Maremma Libertaria che fu di Luciano Bianciardi, il nostro pensiero e solidarietà attiva va a tutti i fratelli e compagni incarcerati, ristretti, perseguitati, costretti alla clandestinità , alla fame, alla fuga, a vivere lontani dai propri cari e dal proprio paese, va a tutti coloro che non chinano la testa e non smettono di sognare, lottare, ribellarsi, per una società senza sfruttati, per una comunità di liberi, uguali, solidali.

Sognando l’anarchia, dalle colline metallifere, la redazione sparsa per il mondo intero
Maremma Libertaria